Silvia Bonino Pinerolo Psicologa e psicoterapeuta, è professore onorario di psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Torino -
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AMORI MOLESTI. NATURA E CULTURA NELLA VIOLENZA DI COPPIA
2016, Ottobre, 26 Bonino Silvia

AMORI MOLESTI. NATURA E CULTURA NELLA VIOLENZA DI COPPIA

Riportiamo altre due domande tratte dall'intervista fatta da Gerardo Perrotta di Sul Romanzo; il testo completo è reperibile al seguente indirizzo: (http://www.sulromanzo.it/blog/violenza-contro-le-donne-quando-il-nemico-e-in-casa).

Il sottotitolo del suo saggio recita Natura e cultura nella violenza di coppia. Qual è il ruolo di questi due fattori?

La violenza, come tutti i comportamenti umani, è frutto della complessa interazione tra fattori biologici e culturali. I fattori biologici forniscono predisposizioni al comportamento, e non necessità, che la cultura può legittimare, favorire o contrastare. Anzi tutto la cultura può giustificare a livello teorico (con le ideologie, le religioni, le leggi, ecc.) le parti filogeneticamente più primitive del nostro cervello, in cui la sessualità è polarizzata tra supremazia maschile e sottomissione femminile. Anche là dove in teoria afferma la parità, la cultura può continuare a praticare di fatto la sopraffazione e offrire situazioni che attivamente nutrono il cervello rettiliano primitivo a danno dello sviluppo della capacità specificamente umana di stabilire relazioni paritarie di amore sessuale. La nostra cultura deve dunque decidere se vuole contrastare oppure nutrire le parti più evolute del nostro cervello emotivo e soprattutto della neocorteccia, che ci predispongono alla socialità positiva, cioè a legami, affetti, empatia, cooperazione, altruismo.

Ponendosi in una prospettiva di eredità filogenetica, lei parla di una «disposizione maschile alla sopraffazione». Quali possono essere le implicazioni di tale analisi per una migliore connotazione del problema?

Dobbiamo prendere consapevolezza che esiste anche nella specie umana, come frutto dell’eredità filogenetica presente nel cervello rettiliano, la contiguità tra sessualità maschile e dominanza. Prenderne atto non significa legittimare la violenza, perché è solo nell’ordine naturale dei rettili, ma non più degli esseri umani, che la sessualità maschile è legata alla dominanza e all’aggressione. In uomini e donne la sessualità si apparenta ormai ai sentimenti, agli affetti, a una relazione paritaria, allo stesso tempo amorosa e sessuale, con una persona ben precisa. Solo questo tipo di relazione è adattivo sia per la specie che per i singoli individui. Inoltre va ribadito che le disposizioni biologiche non implicano necessità a comportarsi in un certo modo, ma solo tendenze che la cultura e l’individuo possono rafforzare, coltivare e nutrire oppure contrastare. In concreto, per ridurre la violenza occorre smettere di coltivare le tendenze aggressive arcaiche, a favore della socialità positiva (affetti, legami, empatia, cooperazione, altruismo, ecc. ), specifica degli esseri umani.

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