Silvia Bonino Pinerolo Psicologa e psicoterapeuta, è professore onorario di psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Torino -
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STARE IN FAMIGLIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
2020, Aprile, 8 Bonino Silvia

STARE IN FAMIGLIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Qualche domanda e qualche suggerimento.

  1. Come aiutare i bambini a passare lunghe giornate tra le quattro mura? 

Presentando noi per primi questa situazione in modo non negativo, ma guardando agli aspetti positivi. Per esempio, come occasione per fare ciò che non si ha mai tempo di fare insieme. Non c’è solo il gioco, ma ci sono attività come parlare, leggere, fare insieme dei lavori (cucina, giardinaggio anche solo sul balcone), imparare attività manuali (come fare la maglia: per tutti, maschi e femmine!), per osservare il mondo naturale e raccogliere materiali per chi può uscire in giardino o almeno sul balcone, ecc. Certo tutto questo richiede un maggiore impegno da parte dei genitori ma può essere un’occasione importante per stare insieme in modo positivo e conoscere meglio i propri figli.

  1. Come possiamo sfruttare al meglio il tempo per stare insieme? 

Organizzando la giornata con dei ritmi e dei tempi dedicati alle varie attività, di gioco e non, studio compreso. La giornata non deve apparire, dal risveglio, come un tutto indistinto e confuso. La scansione dei tempi rende più facile la progettazione sia al bambino che all’adulto, e crea aspettative positive.

  1. Quali spazi riservare al gioco e come?  

Dipende dall’età dei bambini, oltre che dalla casa. Per chi ha spazi esterni, è bene alternare le attività da fare dentro con quelle che si possono fare fuori (balcone, giardino). Come detto, non c’è solo il gioco: possono essere recuperare molte altre attività, coinvolgendo i bambini e gli adolescenti in occupazioni da cui in genere sono esclusi.

  1. Quali sono i giochi più adatti? Giochi di società? Carte? Giochi simbolici? Se loro non hanno idee possiamo darle noi?

Tutti i giochi vanno bene e vanno variati lungo la giornata, e i diversi giorni, a seconda dell’età del bambino. Va bene suggerire idee, senza imposizioni, ma mettendo a disposizione materiali (le case ne sono piene) e non solo giocattoli. Per esempio, per i piccolissimi il gioco simbolico è adattissimo, mentre in seguito si possono proporre piccole scenette teatrali, marionette, giochi di parole, ecc. È un’occasione anche per gli adulti di liberare la loro fantasia.

  1. Come si può sopperire alla mancanza di socialità diretta? Dobbiamo stimolarli a chiamare gli amichetti? Può andare bene vederli via Skype?

Tutti i contatti con gli amichetti vanno coltivati, grazie ai mezzi di cui oggi disponiamo. Sempre però con rispetto per le preferenze del bambino e senza timori per la presunta troppa solitudine.

  1. Come possiamo divertirci con ragazzini un po’ più grandi, dai 9 anni in poi, senza usare il telefonino?

Come detto (v. risposta 1), si possono fare tante attività creative, uscendo dagli stereotipi e dalle abitudini: disegno, pittura, piccole rappresentazioni teatrali, lettura anche insieme, cacce al tesoro domestiche, cucina, giardinaggio, musica, canto, ecc. Anche con i ragazzi più grandi, è l’occasione per gli adulti per essere più creativi.

  1. È giusto che nelle lunghe giornate ci sia spazio anche per la noia? Con quali modalità? Perché? 

Va distinta la noia (come stato d’animo negativo di insoddisfazione) dal semplice avere momenti di pausa in cui non si fa nulla. Non sono momenti vuoti che vanno subito riempiti con qualcosa da fare. Anzi, sono momenti potenzialmente positivi per imparare a stare bene con se stessi: per riflettere, fantasticare, programmare. Quindi non vanno evitati: le attività in casa non devono essere frenetiche, con il continuo timore di spazi vuoti.

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