Silvia Bonino Pinerolo Psicologa e psicoterapeuta, è professore onorario di psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Torino -
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TRA EREDITA' FILOGENETICA E CULTURA
2016, Dicembre, 6 Bonino Silvia

TRA EREDITA' FILOGENETICA E CULTURA

Due domande sul nesso tra sessualità, dominanza e sottomissione.

Ponendosi in una prospettiva di eredità filogenetica, lei parla di una «disposizione maschile alla sopraffazione». Quali possono essere le implicazioni di tale analisi per una migliore connotazione del problema?

Dobbiamo prendere consapevolezza che esiste anche nella specie umana, come frutto dell’eredità filogenetica presente nel cervello rettiliano, la contiguità tra sessualità maschile e dominanza. Prenderne atto non significa legittimare la violenza, perché è solo nell’ordine naturale dei rettili, ma non più degli esseri umani, che la sessualità maschile è legata alla dominanza e all’aggressione. In uomini e donne la sessualità si apparenta ormai ai sentimenti, agli affetti, a una relazione paritaria, allo stesso tempo amorosa e sessuale, con una persona ben precisa. Solo questo tipo di relazione è adattivo sia per la specie che per i singoli individui. Inoltre va ribadito che le disposizioni biologiche non implicano necessità a comportarsi in un certo modo, ma solo tendenze che la cultura e l’individuo possono rafforzare, coltivare e nutrire oppure contrastare. In concreto, per ridurre la violenza occorre smettere di coltivare le tendenze aggressive arcaiche, a favore della socialità positiva (affetti, legami, empatia, cooperazione, altruismo, ecc. ), specifica degli esseri umani.

Analizzando la violenza di coppia dal punto di vista della donna, lei scrive che «La passività verso la dominanza maschile ha anch’essa la sua radice nell’antica eredità filogenetica rettiliana». Quanto incidono, però, i condizionamenti sociali e culturali nel rafforzamento di questa disposizione?

Come appena detto, la cultura può coltivare gli aspetti più primitivi della nostra sessualità a danno di quelli più evoluti, gli unici in grado di soddisfare le esigenze affettive e sessuali degli esseri umani. Quindi la cultura ha certamente un peso determinante nel rafforzare l’arcaica disposizione alla sottomissione e alla passività, mediata dalla paura. L’attivo rafforzamento culturale di questa disposizione è del tutto funzionale al mantenimento della dominanza maschile; questa dà ad alcuni uomini vantaggi immediati, ma non dà benessere né agli altri individui – uomini e donne – né alla società. Sia uomini che donne devono prendere consapevolezza di ciò che contrasta le relazioni paritarie, per poter fare insieme un cammino comune che le costruisca. Molti messaggi culturali che favoriscono la passività femminile, come la sessualizzazione, sono subdoli e accattivanti, e vanno smascherati nel loro significato di subordinazione.

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